IL GIRO DI PESARO IN 80 KM

Per partecipare al Giro di Pesaro in 80 km è sufficiente rispettare quanto scritto sotto nella parte relativa all’iscrizione e versare la quota di partecipazione.. Prima di procedere vi preghiamo di leggere le informazioni su questa pagina; per dubbi e domande scriveteci all’indirizzo mail lapallarotonda.sport@gmail.com oppure inviateci un messaggio al 3334056203.

Prima che proseguiate ci teniamo ad informarvi che l’associazione LaPallaRotonda NON si occupa di escursionismo e NON dispone tra i suoi membri di guide ambientali escursionistiche certificate. Uno dei progetti chiave dell’associazione, denominato “rotolando su Pesaro”, riguarda la scoperta e la coscienza del territorio a passo lento e andando ad esplorare la provincia e le provincie vicine nei luoghi che hanno meno risalto turistico.
L’iniziativa in questione viene proposta ai fini di contribuire a rendere al città maggiormente fruibile e per creare una rete locale di diffusione del valore.
Si è cercato di manterene la quota di partecipazione il più bassa possibile per
“includere” il maggior numero di persone, ma le esigenze organizzative hanno fatto si che non si potessa abbassare ulteriormente.

Dettaglio percorso e suddivisione tappe.

Giorno 1 – domenica 5 agosto

dal Parco Miralfiore a Santa Maria dell’Arzilla
metà tappa: Ristorante Antico Casolare
pranzo al sacco
cena a Santa Maria dell’Arzilla
pernottamento in palestra a S. M. dell’Arzilla

Giorno 2 – lunedì 6 agosto
da Santa Maria dell’Arzilla a Fosso Sejore
metà tappa: Novilara
pranzo al Giogo (o dalla Maria)
cena a casa Freedom (Fosso Sejore)
pernottamento in campo da Rugby

Giorno 3 – martedi 7 agosto
da Muraglia a Fiorenzuola di Focara
metà tappa: Parco della Pace
pranzo al sacco + yoga
cena a Fiorenzuola
pernottamento in casa scout a Fiorenzuola

Giorno 4 – mercoledì 8 agosto
da Fiorenzuola a Baia Flaminia
metà tappa: Roncaglia
pranzo al sacco
cena Dalla Cira


1. Condizioni di partecipazione

Il Giro di Pesaro in 80 km è costituito da 4 tappe che ci porteranno a percorrere tutti i quartieri e numerose frazioni del Comune di Pesaro. Scegliete se fare il percorso completo oppure aderire ad un numero ridotto di tappe e comunicatecelo via mail o messaggio.
N.B. E’ possibile partecipare anche a mezza tappa, poiché ogni singolo giorno sarà suddiviso in due parti.

Chiediamo a tutti la disponibilità a
pernottare in tenda, fermo restando che cercheremo sempre di accamparci in luoghi con bagni e docce a disposizione. Data la natura di questa iniziativa richiediamo a tutti un grande spirito di adattamento.
L’obiettivo è quello di camminare per conoscere il nostro territorio e per godercelo pienamente. Vi proporremo una serie di attività lungo il percorso e momenti eno-gastronomici per assaporare le tipicità della nostra zona. Nel limite del possibile cercheremo di camminare nelle parti di giornata in cui le temperature sono più miti e farvi fare attività, merende e relax in zone d’ombra nelle ore più calde

2. Diritti e doveri dei partecipanti


L’associazione LaPallaRotonda garantisce:
– la presenza di almeno un accompagnatore ogni 15 partecipanti
– il supporto logistico di un pulmino su cui caricare attrezzature pesanti o ingombranti, come la tenda e il sacco a pelo, e per trasportare chi dovesse incontrare particolari difficoltà
– un luogo di pernotto gratuito o a prezzi contenuti

Ciascun partecipante dovrà provvedere autonomamente al cibo e alle bevande da assumere durante la giornata di escursione, soprattutto in caso di particolari esigenze dietetiche.
Per l’attrezzatura necessaria per le escursioni si rimanda alla pagina
Da portare / da non portare.

Il tesseramento contestuale all’iscrizione comprende anche un’assicurazione civile con le modalità indicate nel sito della UISP.

Non si garantisce null’altro oltre a quanto esplicitamente dichiarato.

3. Spostamenti e trasporti

Ciascun partecipante provvederà autonomamente a raggiungere il punto di partenza della camminata o della tappa della camminata alla quale deciderà di unirsi.

4. Iscrizione


L’iscrizione al Giro di Pesaro in 80 km costa 15 euro e comprende il tesseramento all’associazione fino a fine agosto 2018. A chi, iscritto all’iniziativa, volesse rinnovare la tessera anche all’anno 2018/2019 verrà applicato uno sconto al costo della stessa.

Per i già tesserati LaPallaRotonda, l’iscrizione all’evento costa 10 euro.

Il costo di tutti e 4 i giorni di camminata è di 30 euro (più iscrizione), mentre per chi parteciperà parzialmente il costo sarà di 10 euro il giorno (più iscrizione) e 5 euro (più iscrizione) per la mezza giornata.

N.B. Studenti, bambini (solo se accompagnati) e Volontari Europei avranno una riduzione del 50% sul costo di partecipazione (tessera esclusa)

Le spese giornaliere di vitto e alloggio (pernottamenti principalmente in tenda e nelle eventuali strutture) sono sostenute direttamente dai partecipanti, ciascuno per la propria quota.

Per iscriversi al Giro di Pesaro in 80 km è sufficiente comunicare i seguenti dati:
– nome e cognome

– luogo e data di nascita
– residenza

Poiché l’evento è a numero chiuso (max 50 partecipanti),per completare l’iscrizione sarà necessario effettuare il pagamento della quota d’iscrizione e delle tappe a cui si è scelto partecipare tramite bonifico bancario entro il termine prestabilito: 20 luglio 2018

La ricevuta del pagamento va inviata all’indirizzo mail lapallarotonda.sport@gmail.com oppure consegnata il giorno della partenza.

Intestazione: Associazione sportivo culturale LaPallaRotonda
Codice IBAN: IT97M 03359 67684 510700246588
Causale: Iscrizione al Giro di Pesaro in 80km – Cognome Nome partecipante/i – numero tappe

5. Da portare/non portare

Attrezzatura raccomandata:

  • Tenda da campeggio
  • Sacco a pelo
  • Materassino da campeggio (ce ne sono di molti tipi, ma una scelta economica è confortevole è il materassino gonfiabile con pompa elettrica ricaricabile)
  • Bagaglio (zaino o borsone) da ca. 40 l da lasciare sul pulmino
  • Zaino da indossare nelle escursioni + coprizaino in caso di pioggia
  • Sacchetti di plastica per proteggere i vestiti nello zaino ed evitare che si bagnino in caso di pioggia (il coprizaino non tiene sempre al 100%)
  • Asciugamano sportivo in microfibra (più leggero)
  • Scarpe da trekking a collo alto e con suola in Vibram
  • 2-3 magliette leggere
  • 2-3 pantaloni da trekking leggeri (i jeans si inzuppano in caso di pioggia!)
  • 2-3 paia di calzettoni da trekking
  • Giacca a vento (con funzione di guscio: deve riparare dal vento e dal freddo, non imbottita)
  • Giacca antipioggia o poncho
  • Felpa o pile per la sera
  • Un paio di sandali da trekking (tipo Teva)
  • Bastoncini telescopici (utili per affaticare meno le gambe, proteggere le ginocchia in discesa e migliorare l’equilibrio su terreni dissestati)
  • Cappello da sole
  • Occhiali da sole
  • Borraccia (eventualmente con sali minerali da sciogliere nell’acqua per reintegrare quanto perso con la sudorazione)
  • Prodotti per igiene personale (suggerimento: con un buon sapone di marsiglia solido per il corpo si possono lavare anche i panni)
  • Crema solare
  • Carta igienica
  • Kit primo soccorso: cerotti/Compeed per eventuali vesciche; bende; disinfettante; rotolo nastro adesivo
  • Tappi per le orecchie (non si sa mai…)
  • Mini torcia per muoversi di notte senza svegliare gli altri
  • Spille da balia e mollette, utili per “stendere i panni” anche sullo zaino durante il cammino

Da NON portare:
Scarpe da trekking che non vengono utilizzate da molto tempo (anni)
Scarpe da trekking nuove


I dati personali vengono trattati al fine esclusivo della partecipazione al “Giro di Pesaro in 80km”, ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. n. 196/2003.

Grazie

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LaPallaRotonda presenta il progetto Karibu

Una delle mie attività negli ultimi mesi, seppur svolta con periodicità discontinua, è stata quella di far giocare i rifugiati provenienti da diverse zone dellIMG_9779‘Africa (ma non solo) allo sport che più li appassiona: il calcio. L’iniziativa è partita da un contatto del tutto informale con alcuni amici operatori presso qualche casa di accoglienza della provincia di Pesaro. Dapprima si sono organizzate amichevoli coinvolgendo i ragazzi africani e una delle squadre giovanili che allenavo, l’ASD Gabicce-Gradara, poi ho tenuto un mini ciclo di allenamenti prima e dopo il torneo di Natale che nel novembre del 2016 ha visto la partecipazione, in scarpette e divisa, di vari attori locali quali la Polizia di Stato, l’Ordine dei Giornalisti, i Consiglieri comunali e un gruppo di giovani che si riuniscono periodicamente per gli scambi linguistici e culturali. 

Il torneo, organizzato dalla cooperativa Labirinto e dallo SPRAR, ha dato vita ad una serie di interazioni che hanno portato alcuni ragazzi africani ad essere tesserati per squadre di Promozione, Prima, Seconda e Terza Categoria.

Sulla scia di questi avvenimenti dalla notevole importanza sociale, LaPallaRotonda ha pensato di dare una progettualità alla serie di eventi necessari per far si che possano accadere altri momenti di inclusione derivanti dallo sport. Per questa ragione è stato creato il progetto Karibu (che in swahili significa “benvenuto”) che ha il duplice obiettivo di costituire un incontro tra la domanda di atleti delle società sportive e l’offerta di talento disseminato tra i richiedenti asilo da un lato, e dall’altro di impegnare i ragazzi in delle attività che li possano far esprimere e uscire dal loop della sedentarietà e dell’apatia.
Il progetto si svolge in alcuni step.

Il primo è quello di proporre un ciclo allenamenti con lo scopo di conoscere i ragazzi e di iniziarli ad una cultura sportiva di gran lunga diversa da quella presente in Africa, specialmente quella centrale. Per citare un esempio, in Europa siamo molto più legati all’efficacia di una giocata, mentre in Africa conta di più l’estetica e il senso di aver avuto la meglio sopra il proprio avversario diretto. Fare gol molto spesso non conta, a meno che non si tratti di un “super gol”. Non si può certo cambiare in pochi allenamenti una tendenza radicalizzata in molti anni, ma si può comunque far comprendere che esiste una differenza di priorità nei due modi di intendere il calcio.23659385_10215286978553046_3662788582295850263_nA dire il vero, questo primo step è già iniziato, grazie all’impegno volontario della partnership composta da LaPallaRotonda e SSD Muraglia Calcio, che ha messo a disposizione la struttura in cui si sono potuti svolgere degli allenamenti mattutini. Tuttavia, resta la necessità di dover “regolarizzare” in termini assicurativi gli atleti che prendono parte al progetto. Proprio su questo si sta lavorando in questi giorni per far si che nel 2018 si possano riprendere gli allenamenti con le dovute coperture assicurative.

 

Il secondo step è la creazione di un torneo di fine primavera/inizio estate in cui si possano affrontare squadre di rifugiati, squadre locali e, auspicabilmente, squadre miste. Si stanno discutendo i termini e la durata del torneo con alcuni enti di promozione sportiva al fine di poter offrire una buona organizzazione che possa accompagnare il valore sociale dell’evento.

Il terzo step sarebbe quello di organizzare a fine estate, nel periodo del precampionato, alcune amichevoli tra squadre locali e una rappresentativa di rifugiati in modo da dar loro visibilità e possibilità di tesseramento.
A questo dovrebbe far seguito il quarto step che consiste nella creazione di una squadra MISTA di calcio o calciotto che possa partecipare a qualche campionato.

Tutti e quattro gli step presentano criticità e difficoltà di attuazione a cui bisogna far fronte in una maniera o in un’altra. Per il momento ci troviamo a fronteggiare il primo grande problema legato ai tesseramenti e alle visite mediche sportive, un costo di cui non avevamo tenuto conto, ma dal quale non si può prescindere. Sarà un lavoro difficile ma speriamo di poter scrivere in futuro di un progetto riuscito e di notevole impatto per i ragazzi a cui esso è rivolto.

LaPallaRotonda racconta il baseball

22728721_1530089813745912_4038083984709672053_nQuand’ero poco più di ventenne mi è capitato di essere, a mia insaputa, iscritto ad un torneo di softball con alcuni amici. Dopo l’iniziale scetticismo, la curiosità ha preso il sopravvento e ho deciso di tentare l’esplorazione di questa disciplina. Non avendo la benché minima idea del regolamento, prima di scendere in campo mi sono dovuto far dare una bella e cospicua infarinata dai miei compagni. Il risultato, rivedibile a dire la verità, è che ho disputato la gara senza avere idea di quello che stessi facendo. Mi ricordo solo il desiderio di colpire la palla più forte che potessi con quella mazza impugnata per la prima volta. Cosa che, tuttavia, non è successo quel giorno. Non posso dire che il resto della squadra sia stato poi tanto meglio, ma almeno loro sapevano le regole!
Dopo una serie di sconfitte con largo scarto, la nostra rivincita è arrivata l’ultima giornata… contro una squadra di ragazzine… poco più che quindicenni. Titoli di coda sulla mia esperienza con il softball giocato.

Tuttavia, parlando seriamente di questa disciplina, a Pesaro c’è una realtà sportiva che merita considerevole rispetto. Come ci scrive il presidente Cristiano Crinelli:
La società sportiva Baseball Club Pesaro, che compie quest’anno 50 anni di attività, cura sin dalla sua costituzione, il proprio settore giovanile con interessanti risultati sportivi ma soprattutto con l’intento di aggregare i ragazzi in un ambiente sano e controllato come deve essere quello sportivo.
Anche in questa stagione circa sessanta ragazzi dagli 8 ai 16 anni compongono il vivaio della squadra principale che, a sua volta, è iscritta al Campionato Nazionale di Serie B.
Lo scopo è quello di trasmettere la passione di questo gioco meraviglioso, e l’interesse ad una sana pratica sportiva.
23172806_1543512065737020_7717154347826486813_nOltre al campionato di serie B, nel quale la squadra seniores quest’anno ha vinto il titolo italiano, uno dei principali eventi estivi organizzati dalla società è una manifestazione indirizzata proprio ai più giovani. Ogni anno, nel periodo di fine Luglio, il Baseball Club Pesaro organizza il Torneo Giovanile Nazionale “Città di Pesaro” a cui partecipano più squadre provenienti da tutta Italia, per un totale di circa trecento ragazzi con genitori al seguito.
L’attività di promozione del gioco del baseball si espande a 360 gradi coinvolgendo anche atleti amatoriali ed appassionati: nel periodo Giugno-Luglio, da ormai circa 20 anni, la società organizza un campionato amatoriale “Softball Night”, così denominato in quanto svolto nelle ore serali con campi illuminati.
A tale campionato partecipano circa venti squadre (per un totale di circa trecento persone) composte da vecchie glorie del Baseball ma soprattutto da amici, genitori dei ragazzi e molti altri neofiti di questo sport. Il torneo aperto a tutte le fasce di età, porta al campo di Via Strasburgo intitolato a Norberto Crinelli, un movimento non indifferente nelle serate estive di Pesaro. Il campionato si conclude con la partita finale che proclama la squadra vincitrice, alla quale fa seguito una festa a cui partecipano i giocatori di tutte le squadre iscritte.
La passione guida i nostri passi e successi: la società si fonda sull’impegno volontario di tante persone, che con tenacia propongono e sostengono questa attività, dall’alto valore sociale.
È proprio con questo intento che anche quest’anno si sono manifestate diverse iniziative che vanno ben oltre l’interesse sportivo: la società ASD BASEBALL CLUB PESARO, ha ospitato e partecipato ad eventi con le parrocchie di Pesaro; partecipato attivamente alla festa di quartiere proponendo uno stand gonfiabile molto apprezzato dove tanti ragazzi si sono avvicinati a questo sport; non ultimo, ha iniziato una collaborazione con l’associazione di Ipovedenti di Pesaro, per costituire una squadra locale che partecipi al campionato nazionale.21766790_10212093472624397_1187798259498267918_nLa società nel corso dei suoi 50 anni, ha vissuto periodi di grande splendore sportivo: negli anni 80 è stata campione d’Italia per ben 3 volte. Numerosi sono i campioni che hanno militato nel roster della squadra, così come numerosi sono i talenti che sono emersi nel panorama italiano dal vivaio della società che hanno ben figurato sul panorama italiano.
È proprio sullo sviluppo delle risorse locali che la società trova la sua ragion d’essere e la forza di continuare verso nuovi obiettivi.”

Andate a trovarli sulla pagina web www.baseballpesaro.it o su quella Facebook Baseball Club Pesaro per conoscere le loro attività ed entrare a far parte di questo modo sanissimo di fare sport.

LaPallaRotonda racconta se stessa

In origine fu un blog dal nome preso, quasi per gioco, da uno degli spettatori più emblematici di una società calcistica di un quartiere di Pesaro. La sua frase “si ma… la palla è rotonda” era una sentenza che stava ad indicare un qualcosa di indefinito, ma sicuramente rappresentava la sua insoddisfazione per la prestazione della squadra locale. Da lì l’idea di aprire lapallaerotonda.wordpress.it, un blog che nel tempo ha assunto varie connotazioni: dal parlare di calcio sotto il profilo tecnico si è passati a parlare di approccio allo sport in generale raccontando alcune realtà sportive della città.
Riprendendo il nome del blog, la creazione dell’associazione sportivo-culturale LaPallaRotonda (senza “e”), è stata la conseguenza di una preziosa collaborazione con altri colleghi allenatori che condividevano la stessa visione dei valori dello sport e la stessa metodologia di insegnamento. E’ stato nel maggio 2016 che, insieme ad Alessandro Crespi, Fabrizio Fabbri e Diego Tarini, l’associazione ha iniziato effettivamente le sua attività, dapprima organizzando giornate di formazione per allenatori, poi proponendo uno stage estivo calcistico per bambini nel mese di luglio.

Tuttavia il mondo del calcio, e mi secca molto ammetterlo perché in quanto allenatore vivo di questo sport, è una realtà in cui si riscontra una notevole difficoltà per fare emergere i valori che hanno ispirato la creazione dell’associazione. La solidarietà, l’inclusione, l’aggregazione e il piacere per la bellezza sono valori che vengono spesso trascurati a favore della logica tecnica tipica dei nostri tempi di ottenere il massimo con il minimo sforzo. La conseguenza di tutto questo è avere bambini “robot” che non riescono a godere del loro stare in campo perché sentono il peso del doversi comportare da adulti.

Il 2017 è stato l’anno chiave per l’associazione poiché da gennaio ad oggi sono state attivate una serie di iniziative che rispondono ai valori che vorremmo diffondere. Il 6 gennaio abbiamo organizzato la nostra prima giornata di trekking alla quale hanno partecipato una quindicina di persone provenienti perlopiù dal riminese. Nato quasi per caso proprio quel giorno, il progetto dal nome in fase di elaborazione si basa sulla nostra volontà di far scoprire (o riscoprire) il territorio ai pesaresi e a chi viene da fuori. Oltre a cercare di rendere l’esperienza più aggregante e inclusiva possibile, ad esempio non lucrando sulla quota di partecipazione, puntiamo a creare un rapporto di collaborazione con produttori, ristoratori e comunità locali in modo da poter attivare un meccanismo virtuoso che generi valore per tutti. In questi mesi abbiamo visitato circa dieci produttori (tra coltivatori, produttori di formaggio, produttori di vino e birra) e siamo stati ospitati in altrettanti agriturismi, per un totale di venti escursioni nel territorio pesarese che hanno visto partecipare circa duecento persone. Le zone che abbiamo toccato sono le più diverse: San Bartolo, valle Tresole, i borghi medievali della valle del Metauro, Bosco di Tecchie, Urbino, le colline di Montefabbri in occasione della Fiesta Global, i monti Catria, Nerone e Carpegna, la zona lungo il fiume Bosso a Cagli. Proprio in quest’ultima escursione abbiamo incontrato alcuni rappresentanti della comunità locale, due ragazzi che da anni si occupano del mantenimento e della fruibilità del fiume, i quali ci hanno spiegato una serie di problematiche connesse al turismo non responsabile fatto da chi si reca in questi luoghi senza rispettarli. Un tema molto interessante e controverso che meriterebbe un articolo a parte e che spero tratteremo in futuro.LAPALLAROTONDA

Tutto il discorso relativo alle escursioni ha l’obiettivo di reperire risorse importanti per altre iniziative. Grazie ai trekking fatti fino ad ora è stato possibile ad esempio creare il progetto “Karibu” (che in swahili significa “benvenuto”) con il quale vogliamo utilizzare lo sport come mezzo di inclusione. Da metà ottobre infatti, insieme all’associazione Alè Muraglia e al Gruppo Sportivo Muraglia, inizieremo delle attività sportive settimanali con i richiedenti asilo ospitati in due strutture del pesarese con l’obiettivo di inserire i ragazzi in alcune squadre locali. 

Parallelamente a questo, la nostra collaborazione con un bar di Pesaro ci permette di organizzare all’interno aperitivi solidali in cui raccogliamo vestiti usati da donare a chi ce ne fa richiesta, ma anche di proporre attività di altro genere: ad esempio creare serate interculturali in cui si presenta ogni settimana una nazione diversa, oppure dei quiz in lingua o ancora esposizioni fotografiche o jam session.

In questi giorni sia io che la mia collega e vicepresidente Erica Cacioppolini siamo molto attivi nella programmazione delle attività future, tra cui un progetto europeo e un altro legato alla discriminazione di genere da sviluppare in una scuola di Senigallia. L’idea rimane quella di creare valore per la nostra città e per chi ci vive o semplicemente la viene a visitare. 

Stay tuned…

LaPallaRotonda racconta la scherma

Dai a un bambino una palla e lo farai felice,

dagli una spada e lo farai cavaliere.”

Se vi fosse capitato di passare nei pressi di Rocca Costanza nei pomeriggi di fine luglio forse avreste notato gruppi di bambini armati di scudo e spada. Li avreste visti esercitarsi nell’uso di entrambi gli attrezzi ma anche mettere in scena vere e proprie battaglie. L’iniziativa è nata dall’idea di Massi Santini e dell’organizzazione Palio dei Bracieri, i quali si sono rivolti ad alcune associazioni locali per creare delle attività gratuite rivolte ai bambini dei vari quartieri di Pesaro. LaPallaRotonda è stata una di queste associazioni coinvolte e, nell’ambito dell’evento, abbiamo avuto modo di conoscere Nicolò Gamba, il nostro maestro di scherma ma anche ideatore di giochi e battaglie. 

20294515_1817911738539290_2481171126685282570_nNicolò è un allievo del Club Scherma Pesaro, associazione sportiva che svolge i suoi corsi sulle colline del Ledimar. Come si legge dalla loro pagina web:La scherma nella nostra città ha radici che partono dalla fine dell’800, quando un giornale dell’epoca riporta la notizia della nascita di un’accademia di spada e sciabola nella ex-chiesa di S.Filippo.” Dopo anni di maestri illustri e trionfi sportivi il movimento ha raggiunto livelli importanti diventando una realtà solida del nostro territorio.

Volendo definire il concetto di scherma, che oggi identifichiamo principalmente con la pratica della scherma olimpica, dobbiamo risalire a tempi ben più remoti.

La parola scherma deriva dal longobardo “Skirmjan” che significa proteggere, coprire (stessa etimologia della parola schermare). La disciplina di scherma ha infatti le proprie basi nel porre la propria arma come difesa/schermo fra sé e l’avversario.

Questa definizione ci dimostra come la scherma sia nata prima di tutto per necessità difensive, un’arte marziale che ha come obiettivo primario l’utilizzo di un’arma bianca con il fine di mettere fuori gioco eventuali assalitori in una situazione di pericolo. Nell’alto medioevo la scherma veniva applicata principalmente in contesi di duello ordalico o giudiziario, ovvero quando bisognava risolvere una contesa giudiziaria, lo si faceva attraverso il combattimento tra i due contendenti o i loro campioni. Si credeva infatti che Dio sarebbe intervenuto guidando la spada di colui che era nel giusto così da garantirgli la vittoria. Ben presto la Chiesa decise di opporsi a questa barbara tradizione dei popoli germanici vietando il duello ordalico.
L’opposizione della chiesa non bastò a cancellare questa “tradizione”. Il duello ordalico, che era regolato da norme giuridiche, lasciò il passo al duello d’onore, con il quale la nobiltà prima e la borghesia poi potevano risolvere le loro controversie clandestinamente, al di fuori di qualsiasi intromissione “statale”. L’onore era ciò che più di ogni altra cosa distingueva un nobile e andava difeso letteralmente a spada tratta.
Il duello d’onore è stato in voga fino all’inizio del ‘900 per risolvere le offese personali ma già a partire dal XIX° secolo si era andati incontro ad una “sportivizzazione” della scherma (era già disciplina olimpica alle olimpiadi di Atene del 1896), che così passò dal campo franco alle moderne pedane.

Tornando al nostro contesto di partenza, ovvero i bambini che inscenavano battaglie a Rocca Costanza, sembra appropriato fare un riferimento alla scherma storica, attività per la quale Nicolò ha fondato, insieme ad un amico, un’associazione. Come viene riportato nel sito dell’ASD Sala D’Arme Aquila Gladiatrix:
Con il termine Scherma Storica, o HEMA (Historical European Martial Arts), si intendono tutti i sistemi di combattimento a mani nude o all’arma bianca codificati prima della sportivizzazione della scherma. Esistono infatti numerosi trattati di scherma che sono giunti fino a noi dal medioevo fino al risorgimento. Sebbene lo studio e la produzione di testi inerente l’uso della spada abbia coinvolto tutta l’Europa, le prime fonti, risalenti al basso medioevo e rinascimento sono principalmente di origine tedesca ed italiana.
La nostra ASD, si concentra principalmente nello studio e la diffusione delle tecniche di combattimento di questo periodo e, grazie all’utilizzo di protezioni moderne, tessuti tecnici certificati e simulacri d’arma atti all’utilizzo della pratica sportiva, ad oggi è possibile praticare la scherma storica in tutta sicurezza, riportando così in vita quest’Arte interrotta che fa parte della nostra storia e del nostro bagaglio culturale.”

1376_1676303025951086_6301338414945200076_nL’incontro con Nicolò e la scoperta della sua associazione hanno però un nodo di collegamento fondamentale. E’ stato infatti grazie ad un’altra atleta del Club Scherma Pesaro che sono venuto a conoscenza di Nicolò. Il suo nome è Francesca Greco e la sua storia di avvicinamento a questo sport nasce da una bambina che andava in palestra a vedere la sorella maggiore tirare di scherma e si mostrava curiosa, tanto da essere solita impugnare una spada e giocarci fino alla fine dell’allenamento. Da lì al momento della prima competizione ufficiale la serie di passi è stata piuttosto breve giacché, come ammette lei stessa, il desiderio di competere e misurarsi in un vedo duello con gli altri, ma soprattutto con se stessa, erano troppo forti. Ora Francesca è anche insegnante di scherma e quello che prova a bordo pedana è ancora più intenso di quello che avvertiva gareggiando, anche rispetto a quando ha ottenuto il suo primo accesso nei 32 finalisti della prova nazionale assoluta, in cui prendevano parte oltre 300 schermidori.

NicoAnche la storia di Nicolò inizia da bambino e da questa innata curiosità per le armi medievali, quando la scopa era la sua spada e i draghi volavano nella sua stanza.
La mia avventura con la scherma storica iniziò nell’aprile del 2005 con gli allenamenti della Compagnia d’Arme “I Poeti della Spada”; tornai a casa felice, perché finalmente avevo la possibilità di poter vestire i panni di un cavaliere e di brandire armi vere, non di plastica o di resina, ma di metallo.

Da allora ho partecipato a varie feste medievali in Italia e in Europa, grazie alla Compagnia, fino al seicentenario della battaglia di Grunwald in Polonia (2010) e poi altre manifestazioni in Francia (2013), Croazia (2014) e Repubblica Ceca (2015).
Così sono entrato a far parte anche del mondo delle HEMA e delle sue competizioni, collezionando fino ad oggi due argenti, quattro bronzi e soprattutto tre ori. Dal 2014 ho deciso di praticare anche scherma olimpica con il “Club Scherma Pesaro”, proprio per poter capire meglio quest’arte; sinceramente tale percorso mi ha aiutato molto per il mondo delle HEMA.”

LaPallaRotonda racconta La Lunga Marcia per L’Aquila 2017

…la solitudine incombe in bianco e nero

borgate sole dove morire è più facile che vivere

un paese da rifare, tra macerie e ruberie

impunito, impulito, assente.

Antonio

Dal 28 giugno all’8 luglio ho partecipato ad una marcia organizzata dal Movimento Tellurico, associazione che nasce dall’esperienza della prima “Lunga Marcia per L’Aquila” del 2012 con l’intento di sollecitare la ricostruzione del capoluogo abruzzese, prima che “insieme ai muri si sgretolino anche i rapporti umani, le relazioni, le passeggiate per il corso, tutto ciò che è una città…” Il percorso nelle zone terremotate del centro Italia, tra Fabriano e L’Aquila, prevedeva un cammino solidale lungo circa 230 a cui hanno preso parte circa 60 escursionisti venuti da ogni parte d’Italia.

Come si fa a descrivere un’esperienza come la Lunga Marcia? Dovrei mettere nero su bianco tutta l’alternanza di emozioni provate in questi undici giorni. Dovrei parlarvi di curiosità, entusiasmo, senso di appartenenza, amore, ammirazione, sgomento, stupore, angoscia, riscatto, orgoglio, disillusione, nostalgia, abbandono…

 

Allora vi parlerò di luoghi e di persone. Perché i luoghi meritano assolutamente di essere visitati, oggi ancora più di prima del terremoto. Tenersene alla larga per paura di una scossa è come non mettersi in auto per paura di un incidente, anzi a ben pensarci le probabilità del secondo sono infinitamente superiori a quelle del primo. Vi parlerò anche di persone perché da loro possiate, come ho fatto io, trarre l’ispirazione per seguire la Vostra strada.

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Il primo impatto con l’ambiente della Lunga Marcia è stato alla stazione di Fabriano, dove sono stato recuperato dal furgone del Movimento Tellurico. Già pittoresco nella forma in cui appare, assume un tratto ancor più caratteristico quando scende dal veicolo Gigi con la sigaretta in bocca, il nostro autista. Gigi è un romano vero, di quelli che senti subito dall’accento e dal modo di esprimersi… ma anche dalla infinita generosità. Nonostante qualche problema meccanico, probabile eredità di mille battaglie, il furgone ci ha portato al luogo in cui avremmo cenato e passato la notte. Mi sono trovato così, essendo arrivato quasi per ultimo, immerso in un gruppo di circa trenta persone che stavano già cenando nel giardino del casolare. Mi sono seduto e ho provato a rompere il ghiaccio scambiando due parole con i miei vicini di tavola: una coppia di Milano sulla sessantina e una famiglia italo-argentina con figlio di sette anni al seguito. Mi sono guardato intorno e ho capito di essere in assoluto il più giovane. Almeno fino a quando non ho visto comparire per un breve istante un’altra ragazza, di cui parlerò in seguito.

 

La notte non è filata via liscia. La mia inadeguatezza a stare nella parte superiore di un letto a castello, dove non voglio muovermi troppo per non disturbare chi sta sotto di me… e anche la mia paura di cadere, mi hanno impedito di dormire. A questo si è aggiungo un forte vento che faceva sbattere le persiane con forza, tanto che non vedevo l’ora che arrivasse l’alba per uscire a fare qualche foto. Nonostante il poco riposo, alla partenza di Fabriano avevo una certa energia. Qui ho conosciuto l’altra ragazza della comitiva, Marilù, una ventottenne di Belluno con cui ho instaurato un buonissimo rapporto già dalle prime battute. Guardandomi attorno ho visto altre facce giovani, ma nella prima giornata la mia attenzione è stata assorbita totalmente dall’idea di essere tornato di nuovo sulla strada “a piedi” per un percorso itinerante di più giorni e dalle sensazioni che questo produce. Nella tappa Fabriano-Matelica, a cui a partecipato anche il sindaco di Fabriano, grande appassionato ed esperto di trekking, è emerso un altro personaggio: Paolo è la nostra guida, ma scoprirò poi essere anche un

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a grande fonte di ispirazione. La sua passione per il territorio e per il trekking è qualcosa che contagia. Diffonde l’entusiasmo nel gruppo e lo porta all’esplorazione sensoriale del territorio, in un’esperienza che coinvolge non solo la vista, ma anche l’olfatto, il gusto, l’udito e soprattutto il tatto (memorabile il momento in cui si è tolto le scarpe è ha deciso di camminare scalzo sulla terra bagnata).

Arrivati a Matelica abbiamo piantato le nostre tende nel giardino dell’agriturismo che ci ha ospitato ma, per quel che mi riguarda, con poca fortuna nella scelta del luogo. Prima una folata di vento me l’ha fatta volare ad una decina di metri… poi un nubifragio me l’ha allagata, con il sottoscritto all’interno, poiché attorno a me si era creato un lago di dimensioni piuttosto cospicue. Dopo le prime due turbolente notti capirete perché l’arrivo a Camerino, dove ci attendevano delle brandine sistemate dentro una palestra, l’ho pienamente accolto come l’ingresso in un albergo a cinque stelle.

Sulla strada per Camerino ho conosciuto Moira, una ragazza di Matelica con cui, insieme a Marilù, ho trascorso la maggior parte del tempo durante la camminata. Il nostro legame si è andato rafforzando durante la giornata, parlando di temi importanti che normalmente non affronti durante la vita di tutti i giorni. Il fascino infinito dei cammini è proprio questo. Hai tante ore per riflettere e tante persone pronte ad ascoltare, aprirsi a loro volta e confrontarsi su una grande varietà di questioni. Già all’ora di cena avevamo costituito un trio ben affiatato e già in qualche modo sentivo la loro mancanza, conscio del fatto che dopo questa esperienza ci saremmo inevitabilmente separati.DSC_1061

Il giorno seguente me lo ricordo per la pioggia, interminabile, incessante e costante che da poco dopo Camerino ci ha accompagnato fino a Fiastra. Ma me lo ricorderò anche perché proprio a Camerino abbiamo visto le prime ferite al cuore di una città. Edifici lacerati da crepe o con pezzi di muro crollati che iniziano a farti riflettere su cosa comporti perdere tutto a causa di un evento naturale.

Durante la mattinata a Fiastra, risalendo verso la cima del monte in direzione Ussita, con il lago alle spalle e la vegetazione di fronte, ho avvertito un fortissimo senso di bellezza. Ce n’era talmente tanta in quel momento che pensavo di non poterla sopportare, pensavo fosse troppa per me. Ho pensato a come sarei poi potuto tornare alla vita di tutti i giorni dopo aver provato quella sensazione. Camminando mi sono reso conto che la bellezza si può trovare in molte cose, basta solo esserne sensibili e ricettivi. Sulla strada verso Ussita ho sentito anche il dovere di contribuire a diffondere la bellezza di questi luoghi abbandonati troppo in fretta dopo quello che è successo. Da qui le righe che sto scrivendo e altri progetti su cui avrò idee più chiare in futuro.19894948_10214013082506441_4980568029375862438_n

Fine prima parte…

LaPallaRotonda racconta il Foot Volley

footvolleyLo Zio, Giginho, l’Imperatore, Flapas, Bedinho de Sousa Morais, Pizza, Lucas… se passeggiate in spiaggia a Pesaro, in zona molo/università, e sentite chiamare uno di questi nomi, vi consiglio di cercare il campo da beach volley più vicino e fermarvi un attimo ad osservare lo spettacolo di uno degli sport più brasiliani che esista. Ah, non stupitevi se su questo campo le mani non si usano, infatti stiamo parlando di Foot Volley.

Come scriveva Eduardo Galeano:

La storia del calcio è un triste viaggio dal piacere al dovere. A mano a mano che lo sport si è fatto industria, è andato perdendo la bellezza che nasce dall’allegria di giocare per giocare. In questo mondo di fine secolo, il calcio professionistico condanna ciò che è inutile, ed è inutile ciò che non rende. E a nessuno porta guadagno quella follia che rende l’uomo bambino per un attimo, lo fa giocare come gioca il bambino con il palloncino o come gioca il gatto col gomitolo di lana. Il gioco si è trasformato in spettacolo, con molti protagonisti e pochi spettatori, calcio da guardare, e lo spettacolo si è trasformato in uno degli affari più lucrosi del mondo, che non si organizza per giocare ma per impedire che si giochi.”

Il foot volley racchiude ancora in sé lo spirito che è andato perso quando il gioco si è fatto industria. Per noi italiani, solitamente avversi al concetto di bellezza e spettacolarità nel gioco in cui ci sentiamo luminari della tattica e della pragmatica, questo sport ha un fascino esotico. Il sogno nazional-popolare del Brasile, di Rio de Janeiro e delle spiagge di Copacabana. Ed è proprio qui che fu ufficialmente ideato all’inizio degli anni sessanta. Oggi dopo oltre 50 anni, il footvolley in Brasile è il primo sport da spiaggia; giocato da migliaia di persone e, per la sua peculiarità, da famosi calciatori brasiliani come Ronaldo e Ronaldinho che, tra i tanti, finanziano un proprio torneo annuale. Gli appassionati sono talmente tanti che si è arrivati all’esigenza di costruire dei piccoli stadi da spiaggia permanenti, dove quotidianamente si svolgono tornei dall’alba al tramonto.

In Italia la sua incredibile ascesa nell’ultimo anno si deve a Christian Vieri che, dopo aver appeso le scarpette al chiodo, ha visto bene di andare in giro per le spiagge di mezzo mondo a sfidare gente a caso facendo sfoggio delle sue qualità sui social. Al di là che vi piaccia o meno il personaggio, è innegabile che l’idea ha avuto un notevole impatto ed è stata la campagna di marketing più potente per questo sport. Nel luglio 2017 Vieri organizzerà un suo torneo nelle spiagge di Cervia, luogo in cui è di fatto è partita l’avventura del foot volley in Italia poiché il primo torneo ufficiale nel nostro paese fu organizzato da Claudio Fantini nel 1989, proprio a Cervia

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Il calcio è felicità, gioia di vivere. Il calcio è riso con i fagioli.”

Tonino Cerezo

 

Non esiste espressione che meglio possa descrivere il foot volley di quella dell’ex bomber della Sampdoria. E’ gioia quando vinci, è gioia quando perdi… perché soprattutto è gioia quando giochi. La ricerca dello spettacolarità sopra la pragmatica, perché essa non basta in questo gioco. Ci vuole eleganza, padronanza tecnica e psicologica e una buona dose di follia. L’istinto, come in tutti gli sport, è la chiave della giocata. Per poterlo assecondare e farlo esprimere al meglio è necessario un livello di serenità mentale che non dia spazio a frustrazioni o turbamenti di ogni genere. Il gesto tecnico più semplice può diventare un errore macroscopico se la mente è tesa al punto di generare contrazioni anche nel nostro corpo. La tecnica è fondamentale, ma con la pratica si assimila molto velocemente perché tutto sta nel capire che superficie del corpo adottare a seconda delle varie parabole. A foot volley i piedi si utilizzano poco. Petto, coscia e testa sono i principali strumenti di difesa e attacco. Il piede è l’ultima risorsa perché ha una superficie più piccola e meno uniforme degli altri già citati. L’utilizzo del piede in attacco raggiunge la sua sublimazione di spettacolarità quando, cosa piuttosto rara nei nostri campi ma abbastanza diffusa in Brasile, si arriva a schiacciare la palla con un gesto che è un mix tra lo shaolin soccer e la capoeira.

A questo punto qualcuno di voi potrebbe arrivare a chiedere: ma come si gioca? Allora eccovi un rapido riassunto di alcune semplici regole:

  • due squadre da due giocatori ciascuna
  • la palla viene colpita con ogni parte del corpo, mani e braccia escluse
  • una squadra puo’ toccare la palla tre volte al massimo e minimo una; un singolo giocatore non puo’ toccare la palla due volte consecutive
  • la formula del punteggio e’ quella del tie-break (ai 15, 18 o 21) – in caso di parità si gioca fino al raggiungimento dei due punti di vantaggio – il campo da gioco e’ rettangolare e misura 18×9 metri e la rete è alta 2,20 metri
  • l’ordine di servizio deve essere mantenuto dall’inizio alla fine del set
  • la palla in rete puo’ essere rigiocata entro il limite dei tre tocchi, e’ proibito toccare la rete e le antenne o invadere con buona parte del corpo il campo avversario
  • durante il servizio il compagno non puo’ ostacolare la visuale agli avversari

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Detto questo vi rimando l’appuntamento al primo torneo di foot volley nelle spiagge del basket giovane, in corrispondenza del locale Dalla Cira. Il torneo è aperto a tutti (fino al raggiungimento del numero massimo di squadre) e si chiamerà appunto Cira Trophy e si terrà i giorni sabato 5 e domenica 6 agosto.

Per maggiori informazioni controllate la pagina Facebook LaPallaRotonda, in cui troverete la locandina e l’evento a partire dalla metà di luglio.