LaPallaRotonda presenta il progetto Karibu

Una delle mie attività negli ultimi mesi, seppur svolta con periodicità discontinua, è stata quella di far giocare i rifugiati provenienti da diverse zone dellIMG_9779‘Africa (ma non solo) allo sport che più li appassiona: il calcio. L’iniziativa è partita da un contatto del tutto informale con alcuni amici operatori presso qualche casa di accoglienza della provincia di Pesaro. Dapprima si sono organizzate amichevoli coinvolgendo i ragazzi africani e una delle squadre giovanili che allenavo, l’ASD Gabicce-Gradara, poi ho tenuto un mini ciclo di allenamenti prima e dopo il torneo di Natale che nel novembre del 2016 ha visto la partecipazione, in scarpette e divisa, di vari attori locali quali la Polizia di Stato, l’Ordine dei Giornalisti, i Consiglieri comunali e un gruppo di giovani che si riuniscono periodicamente per gli scambi linguistici e culturali. 

Il torneo, organizzato dalla cooperativa Labirinto e dallo SPRAR, ha dato vita ad una serie di interazioni che hanno portato alcuni ragazzi africani ad essere tesserati per squadre di Promozione, Prima, Seconda e Terza Categoria.

Sulla scia di questi avvenimenti dalla notevole importanza sociale, LaPallaRotonda ha pensato di dare una progettualità alla serie di eventi necessari per far si che possano accadere altri momenti di inclusione derivanti dallo sport. Per questa ragione è stato creato il progetto Karibu (che in swahili significa “benvenuto”) che ha il duplice obiettivo di costituire un incontro tra la domanda di atleti delle società sportive e l’offerta di talento disseminato tra i richiedenti asilo da un lato, e dall’altro di impegnare i ragazzi in delle attività che li possano far esprimere e uscire dal loop della sedentarietà e dell’apatia.
Il progetto si svolge in alcuni step.

Il primo è quello di proporre un ciclo allenamenti con lo scopo di conoscere i ragazzi e di iniziarli ad una cultura sportiva di gran lunga diversa da quella presente in Africa, specialmente quella centrale. Per citare un esempio, in Europa siamo molto più legati all’efficacia di una giocata, mentre in Africa conta di più l’estetica e il senso di aver avuto la meglio sopra il proprio avversario diretto. Fare gol molto spesso non conta, a meno che non si tratti di un “super gol”. Non si può certo cambiare in pochi allenamenti una tendenza radicalizzata in molti anni, ma si può comunque far comprendere che esiste una differenza di priorità nei due modi di intendere il calcio.23659385_10215286978553046_3662788582295850263_nA dire il vero, questo primo step è già iniziato, grazie all’impegno volontario della partnership composta da LaPallaRotonda e SSD Muraglia Calcio, che ha messo a disposizione la struttura in cui si sono potuti svolgere degli allenamenti mattutini. Tuttavia, resta la necessità di dover “regolarizzare” in termini assicurativi gli atleti che prendono parte al progetto. Proprio su questo si sta lavorando in questi giorni per far si che nel 2018 si possano riprendere gli allenamenti con le dovute coperture assicurative.

 

Il secondo step è la creazione di un torneo di fine primavera/inizio estate in cui si possano affrontare squadre di rifugiati, squadre locali e, auspicabilmente, squadre miste. Si stanno discutendo i termini e la durata del torneo con alcuni enti di promozione sportiva al fine di poter offrire una buona organizzazione che possa accompagnare il valore sociale dell’evento.

Il terzo step sarebbe quello di organizzare a fine estate, nel periodo del precampionato, alcune amichevoli tra squadre locali e una rappresentativa di rifugiati in modo da dar loro visibilità e possibilità di tesseramento.
A questo dovrebbe far seguito il quarto step che consiste nella creazione di una squadra MISTA di calcio o calciotto che possa partecipare a qualche campionato.

Tutti e quattro gli step presentano criticità e difficoltà di attuazione a cui bisogna far fronte in una maniera o in un’altra. Per il momento ci troviamo a fronteggiare il primo grande problema legato ai tesseramenti e alle visite mediche sportive, un costo di cui non avevamo tenuto conto, ma dal quale non si può prescindere. Sarà un lavoro difficile ma speriamo di poter scrivere in futuro di un progetto riuscito e di notevole impatto per i ragazzi a cui esso è rivolto.

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